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3 diario Santiago2007

(dal diario di don Piero) ........ Riprendiamo a camminare. Dopo non molto ci fermiamo a Manjarin, punto strategico che segna le distanze da Roma (2.475 km), Gerusalemme (5.000 km, ecc.), Santiago (222 km), dove oltre al sello c’è la possibilità di una bevanda ed una pasta. A El Acedo (1150 mt) ci fermiamo per la preghiera insieme, nella chiesa un po’ nascosta, ma romanica e carina, come tutte le chiese del Camino, per la riflessione sul tema del giorno ........ Non siamo tutti questa volta, tre sono più avanti. Nella chiesa ci “riscaldiamo” e riposiamo. Siamo contenti, i piedi stanno bene; a ogni sosta li circondiamo di carezze affettuose e pomate benefiche

(dal diario di don Piero) ........ ci abituiamo a partire presto, o meglio ci adattiamo a come fan tutti: per le sei e mezzo ci troviamo tutti pronti con gli zaini, in cerchio, per la preghiera breve del mattino ........ attraversiamo la città nel silenzio dal traffico, scandito però dai colpi di bastone che i pellegrini usano come appoggio. Attraversiamo il ponte di ferro e, come sempre lungo il percorso, incrociamo chiese romaniche e delle belle coltivazioni ........ tanta frutta, soprattutto mele non ancora mature. Davanti c’è, come sempre Pietro Paolo, inarrestabile, silenzioso, solitario, immerso nella sua riflessione; spesso arriva Ezio che, appoggiato ai due bastoni, scatta in avanti e nessuno riesce a seguirlo; e ancora Tarcisio sempre pronto alle fughe, accaparratore di sellos, pronto a entrare in dialogo con chiunque; ci sono poi le due coppie di sposi Giorgio e Teresa, Aldo e Paola, che amano fare da coda, gustando ogni passo, ammirando i paesaggi, con il loro passo sicuro e deciso. E c’è Biagio, l’uomo della borsa, che ha curato i particolari del viaggio, con il suo libretto fra mano, attento a condividere, con chiunque del gruppo, sul tema del giorno. C’è anche Gigi, che ha preso in consegna la macchina e si preoccupa di trattare perché il menu del “dia” sia di nostro gusto. E Tom, dalle battute simpatiche, l’uomo col cappello, solitario e deciso ad arrivare sempre a qualunque costo. Facciamo sosta, dopo quasi dieci chilometri, per la preghiera e la riflessione a Cabonaraya, all’uscita del paese, prima di iniziare la salita.

........ il cammino ora scende rapidamente, il tratto è pericoloso. Incrociamo un folto gregge di pecore in movimento. Finalmente arriviamo a Molinaseca (590 mt). Ci fermiamo al Santuario della Quinta Angustia ........ e siamo incerti se ripartire subito. Poi decidiamo di partire, attraversiamo il Ponte Romano, passiamo al centro del paese in cerca di un bar per rifocillarci. Non troviamo nulla. D’istinto percorriamo gli otto chilometri che affiancando la strada asfaltata e raggiungiamo Ponferrada, meta del Camino di oggi ........ E’ proprio caldo; la stanchezza, provocata dall’affanno e dalla fatica ........ ed anche da un po’ di sfilacciamento del gruppo. Poco dopo le dieci di sera andiamo ad occupare i nostri posti letti: sono proprio comodi, soprattutto quando si è tanto stanchi e si prevede un altro giorno di Camino, con tanti passi da fare (per me circa 33.750!). Ma va bene, anzi benissimo così! Non lo dico spesso, ma il clima tra noi è splendido come il sole che ci scalda e ci rallegra; le condivisioni sono partecipate: questa sera abbiamo condiviso e pregato accanto all’albergue fino a che ci hanno sollecitato ad andare a dormire.

9 agosto 2007 - terza tappa: Ponferrada - Villafranca de Bierzo (km. 23)

(dal diario di Biagio) ........ un’esperienza in cui si alternano la solitudine e la riflessione, il dialogo e la condivisione con il compagno di turno che ha il mio stesso passo, con l’impegno di ritrovarci insieme all’arrivo per cercare l’Albergue, ........ il rito della Credencial su cui far apporre il sello; le docce, i bagni, i lavatoi. Il silenzio della chiesina, la Messa celebrata dal nostro don Piero….. Il momento festoso e chiassoso della condivisione del “menù del dia”, un buon bicchiere di vino bianco e finalmente il sospirato letto (a castello). C’é qualcosa che cresce dentro di me giorno dopo giorno e mi fa sentire sempre più unito ai miei compagni, senza che neppure ci sia il bisogno di parlarsi; forse deriva dal condividerci le nostre meditazioni, le riflessioni, le scoperte personali fatte, i problemi; la borraccia dell’acqua e il panino; così come la stanchezza,

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